Golden Age. Rubens, Brueghel, Jordaens. Pittura olandese e fiamminga dalla Collezione Hohenbuchau

Bard

Forte di Bard
  • 05 dicembre 2015 - 05 giugno 2016
Orari e costi

In mostra 114 dipinti, molti di grandi dimensioni, rappresentativi del Secolo d’Oro della pittura fiamminga e olandese del Seicento e Settecento: il nucleo più cospicuo è stato concesso in prestito dalla Collezione Hohenbuchau, straordinaria raccolta privata in deposito permanente nelle gallerie della Collezione del Principe del Liechtenstein a Vienna, affiancato da una preziosa serie di opere di proprietà del Principe del Liechtenstein, a conferma del legame fra la Collezione del Liechtenstein e il Forte di Bard.

La Collezione Hohenbuchau, creata dalla passione e dalla competenza di Renate e Otto Fassbender, è una delle più grandi e complete collezioni al mondo d’opere d’arte barocca dell’Europa settentrionale raccolte negli ultimi decenni, ed è principalmente composta di dipinti di artisti olandesi e fiamminghi del diciassettesimo secolo.

I dipinti dei pittori olandesi e fiamminghi da sempre sono stati oggetto di grande ammirazione, essendo collezionati per il loro naturalismo e maestria tecnica.

Le 98 opere della Collezione Hohenbuchau, esposte al Forte di Bard per la prima volta in Europa, e per la prima volta al mondo in versione integrale, costituiscono un eccezionale corpus che data dal tardo Cinquecento agli inizi del Settecento, della cosiddetta Golden Age fiamminga e olandese.

Ogni genere di questa importante stagione artistica è qui efficacemente rappresentato: scene storiche, ritratti, pittura di genere, paesaggi, marine, e soprattutto le nature morte, nelle numerose varianti iconografiche: rappresentazioni floreali, di banchetti, di frutti, pitture animaliste, scene di caccia e pesca.

Gli artisti fiamminghi e olandesi solevano specializzarsi in temi e stili prescelti e collaboravano volentieri fra loro, concetto forse anomalo in una realtà moderna dell’individualismo artistico. Capitava che più artisti lavorassero su un unico quadro, ognuno con la propria specializzazione; per esempio le figure, i paesaggi o le nature morte.

Quest’uso è ampiamente illustrato in mostra, con esempi eccezionali di collaborazione artistica, tra cui lavori in coppia di Denys van Alsloot e Hendrick de Clerck (Le Tentazioni di Cristo), Jan Brueghel il Giovane e Hendrick van Balen (Paesaggio con la Vergine e il bambino), Joos de Momper e Jan Brueghel il vecchio (L’eremita davanti al suo grotto).

I due più importanti maestri fiamminghi, precursori e anticipatori della stagione del Barocco nordico, Peter Paul Rubens e Anthonis van Dyck, sono rappresentati con una serie di ritratti, come pure Jacob Jordaens, con un Ritratto di musico e una Sacra Famiglia.

Tra i capolavori della collezione troviamo poi il genere dei “banchetti” (Frans Snyders, Joris van Son, e Abraham van Beyeren), le nature morte con selvaggina, raramente presenti nelle collezioni moderne in tale quantità o con esemplari così raffinati, i fijnschilder della Scuola di Leida, paesaggi fiamminghi e olandesi del periodo cosiddetto classico, e due opere del loro pioniere Gerard Dou, Cantina di vino e Donna assopita, nonché paesaggi mirabili con cascate di Allart van Everdingen e Jacob van Ruisdael.

Grande risalto è inoltre dato alle rappresentazioni storiche, soprattutto quelle del manierismo (Abraham Bloemaert, Riposo dalla fuga in Egitto e Cornelis van Haarlem, Maria Maddalena), dei Caravaggisti di Utrecht (Gerard van Honthorst, Frine e Senocrate e Hendrick ter Brugghen, Diogene) e del barocco fiammingo. Non manca un piccolo campionario di altre scuole, tra cui alcune nature morte italiane (Giacomo Cerutti detto il Pitocchetto, Natura morta aragosta, e Bartolomeo del Bimbo, Natura morta con fiori), che offrono ulteriori aspetti sull’arte dell’epoca.

Tra le 16 opere delle Collezioni del Liechtenstein, integrative del corpus Hohenbuchau, si segnalano assoluti capolavori come le opere di Cranach il Vecchio, van Dyck, Jan de Cock, Gerard Ter Borch e degli italiani Domenico Tintoretto, Perino del Vaga, Gabriele Salci e Alessandro Bonvicino da Brescia.

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