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Natura
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Uno sguardo d'aquila che abbraccia il territorio...
...e lo precipita in parole è espediente narrativo già usato. Però la nostra aquila non sa nulla di letteratura, il suo sguardo penetrante è un regalo che possiede dalla nascita, che usa con naturalezza, come quando respira, vola o mangia. Nestor (così si chiamerebbe, se potesse scegliersi un nome, visto che è un “lui”) neppure sa che la terra, qui, è nota agli umani come "Valle d'Aosta", sa solo che ogni tanto gli piace tuffarsi in questa specie di scodella sfumata d’azzurro, verde e bianco e non si pone troppo il problema di come trovarla: gli viene d’istinto.
Quando è in zona, riconosce facilmente la grande scivolata a “V” su cui hanno sempre “picchiato” anche i suoi avi, una caduta vertiginosa e bellissima, dall’alto delle grandi montagne, lungo quel corridoio stretto e invisibile, dove l’aria ti fa vibrare le penne come se dovessero staccarsi e ti soffia alle orecchie un “groove” ossessivo,
prima di svanire nella cabrata e farti dimenticare i brividi, col sangue che torna a pulsare sulle estremità.
A Nestor piace raggiungere la scodella proprio quando nasce il sole, entrarci “surfando” sulle lame di luce. Vola per riempirsi gli occhi e il cervello di immagini, suoni e colori: transiti su pennellate aspre e morbide, ma cariche di sensazioni, che vanno dalla madre terra al cielo e poi giù, lungo i fiumi, nei cerchi azzurri che si fanno laghi, dove tutto è pervaso di vita in forme complesse…
Nestor vola su questo pezzo di mondo un po’ in tutte le stagioni. Quando l’aria è più calda e compensa l’abbraccio fresco del vento, nelle evoluzioni ad alta quota. Oppure, zigzagando tra le tinte di mezzo, quando l’indefinito è suggestione e creazione continua. Ma anche i momenti più freddi dell'anno gli regalano emozioni forti, quando le nubi e i manti di neve sembrano un tutt’uno sotto le sue ali....