Storia dell'alpinismo nella Valdigne

Fin dal Neolitico l’uomo fu attirato dalle montagne che potevano fornirgli acqua, legno, rocce per costruire le armi, nutrimento ed erbe medicamentose.
Per tutto il Medioevo ed il Rinascimento i monti mantengono questo ruolo, ed in essi non si cerca altro che il modo di superarli.
Sono proprio i loro valichi a far nascere e sviluppare le strade che ancora oggi percorriamo. Risale infatti all’età romana la costruzione della strada dell’Alpis Graia (Piccolo San Bernardo).
Fino alla fine del XVII secolo le montagne vengono considerate unicamente come un qualcosa che circonda le valli cioé come luoghi di passaggio e come posti in cui poter cacciare o procurarsi la legna o estrarre minerali e metalli. Solo in epoca recente si è cominciato a considerare la montagna in quanto tale, e con le sue difficoltà come una meta fine a se stessa.
L’idea della montagna comincia a mutare, influenzata dal positivismo e dal realismo illuminato, nel XVIII secolo, è questa infatti l’epoca delle scoperte scientifiche, l’uomo si pone al centro di un universo che vuole scoprire e di questo universo fanno parte anche le montagne. Cominciano a muoversi e a scrivere i primi naturalisti che sui monti ricercano e catalogano nuove piante.
Dal 1745 il Monte Bianco viene riconosciuto come la montagna più alta. Le Alpi divengono un obiettivo di viaggio alla moda, molti viaggiatori, soprattutto inglesi, vi si recano; nelle “guide”, le Alpi, da passaggio di transito obbligato divengono meta.
Nel 1760 lo scienziato e naturalista Horace Bendedict De Saussure mette in palio per i valligiani un premio per chi fosse riuscito a trovare una via per il Monte Bianco. L’ 8 agosto 1786 il ricercatore di cristalli Jacques Balmat ed il medico Michel Paccard raggiunsero la vetta dall’Ancient Passage. Il 14 luglio 1808 Maria Paradis fu la prima donna a salire sulla vetta. L’alpinismo perse l’iniziale fine scientifico per assumere un significato, fine a se stesso, di esplorazione sportiva. Nel 1820 sulla via normale del Monte Bianco la comitiva del Dott. Hamel di Pietroburgo fu vittima del primo incidente in montagna: vi persero la vita tre guide di Chamonix, travolte da una valanga. Allo scopo di tutelare la sicurezza di questa rischiosa professione disciplinandone l’attività, nel 1821, nacque a Chamonix la prima Società di Guide Alpine delle Alpi. Con l’arrivo dei primi escursionisti, le guide compresero l’importanza per Courmayeur di avere una propria via di salita al Bianco: fu così che nel 1854 le guide Joseph Marie Chabod, Gratien Bareux, Alexis Proment e Joseph Perrod salirono al Colle del Gigante e, passando per il Col du Midi, giunsero al Mont Blanc du Tacul, intuendo quella che, il 13 agosto 1863, dopo diversi infruttuosi tentativi, sarebbe stata la prima via italiana al Monte Bianco, per opera dell’alpinista britannico R.W. Heads, accompagnato dalle Guide di Courmayeur Julien Grange, Adolphe Orset e Joseph-Marie Perrod.
Nel 1868 le guide Julien Grange, Daniel Chabod e Joseph Ferdinand Lalle accompagnarono l’alpinista inglese Brown per il ghiacciaio del Monte Bianco, salendo poi direttamente il Dôme. La via dal Rifugio Gonella fu percorsa la prima volta nel 1890 da L. e J. Bonin e Achille Ratti con le guide Joseph Gardin e Alexis Proment in discesa. Un’altra importante conquista fu la cima delle Grandes Jorasses raggiunta nel 1868 dall’alpinista inglese Walker. Il Monte Ruitor (m. 3.486) è sato salito dalla valle di La Thuile nel 1862 dagli alpinisti inglesi Mathews e Bonney con la guida Michel Croz. Dopo questa fase, l’alpinismo, che era una attività esplorativa tendente alla ricerca dei punti deboli delle montagne per conquistarne le cime, cominciò a porsi nuovi obiettivi ancora più sportivi: creare dei nuovi itinerari sempre più difficili per arrivare a delle cime già conquistate o delle cime secondarie. Un ardito problema è stato il Dente del Gigante, tentato nel 1880 dall’inglese Mummery con la guida Burgener, i quali si ritirarono sotto la Gran Placca perché ritenuta un ostacolo impossibile. Nello spirito degli sportmen inglesi di fine secolo, infatti, la lotta con le difficoltà della montagna, doveva essere una lotta leale, e senza l’ausilio di mezzi artificiali. Nel 1882 le guide Jean Joseph, Daniel e Baptiste Maquignaz, facendo un largo uso di mezzi artificiali, conquistarono la vetta. Emile Rey, denominato il Principe delle Guide per il suo portamento ed ascendente, fu il protagonista di molte ascensioni.

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