Stefano Scherma. Ahora y siempre
Località: Aosta
Hôtel des États
Ingresso libero
L’autore tratta il tema dei desaparecidos e dell’impegno delle Madres de Plaza de Mayo attraverso un intenso progetto fotografico e multimediale.
In Argentina, il 24 marzo 2026, si è ricordato il cinquantesimo anniversario del colpo di stato militare perpetrato dai generali delle forze armate che, nell’ambito del Proceso de Reorganización Nacional, hanno rovesciato il governo democratico e instaurato una sanguinosa dittatura durata dal 1976 al 1983, causando la scomparsa di circa 30.000 persone, i desaparecidos. Dal 30 aprile 1977, in pieno periodo repressivo e sfidando i divieti di assembramento imposti dal governo militare, le madri di questi ragazzi e ragazze incominciarono a incontrarsi e sfilare in tondo davanti alla sede del governo, la Casa Rosada, per avere notizie dei loro figli. Nacque così l’associazione delle Madres de Plaza de Mayo che nel corso degli anni e attraverso azioni di denuncia hanno chiesto verità e giustizia per i desaparecidos.
Le immagini realizzate da Stefano Scherma restituiscono il racconto delle Madri di Plaza de Mayo e ne amplificano il ricordo, proiettandolo sulla contemporaneità; dove impegno civile, memoria e testimonianza si incontrano. Con questo spirito si uniscono le due espressioni – ahora y siempre e nunca mas – che rappresentano i valori e la visione del mondo che da anni guidano il lavoro di ricerca di Stefano Scherma. La mostra è stata presentata in anteprima nella sede dell’ex centro di tortura, ora spazio per la memoria, “Mansion Seré”, a Buenos Aires, all’interno della commemorazione del 50° anniversario del colpo di stato che segnò l’inizio della dittatura militare in Argentina. Gli scatti in bianco e nero di Stefano Scherma dialogano con le testimonianze delle Madri di Plaza de Mayo: ricordare significa opporsi all’oblio, dare voce a chi è stato cancellato, trasformare il dolore in coscienza collettiva. Ogni fotografia diventa uno spazio di ascolto, un frammento che richiama l’assenza e restituisce presenza. In questo intreccio di silenzio e parole emerge una riflessione profonda sul significato della memoria, un invito a non distogliere lo sguardo, a riconoscere nelle immagini ciò che continua a interrogarci, a cui fatichiamo – ancora, e sempre – a trovare una risposta